Norberto Bobbio

Norberto Bobbio (Turín, 1909 – 2004) fue uno de los más eminentes testigos y protagonistas del siglo XX. Su inmensa obra ha contribuido a plasmar la cultura política y jurídica de su tiempo y del nuestro. La incidencia de su magisterio intelectual y moral ha sido, y sigue siendo, más importante incluso que su vasta producción científica. Hombre de diálogo, con el rigor y la claridad de sus intervenciones consiguió implicar en el debate sobre diferentes problemas públicos no sólo a estudiosos de todo el mundo, sino también a muchos ciudadanos para quienes se convirtió en el símbolo y en la conciencia crítica de la Italia civil.


"Norberto Bobbio: la obra, los estudios, los libros"

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«Il Novecento: posso osare chiamarlo il mio secolo?». Queste parole si trovano nel messaggio che Norberto Bobbio indirizzò, nel 2000, al Centro studi Piero Gobetti di Torino in occasione dell´avvio di un seminario dedicato al «terribile secolo ventesimo». Di questo secolo, che attraversò quasi per intero e oltrepassò di alcuni anni (1909 – 2004), Norberto Bobbio è stato testimone e protagonista tra i più eminenti.

Negli scritti autobiografici si legge che i suoi ricordi più antichi risalivano alla prima guerra mondiale. Aveva da pochi giorni compiuto tredici anni quando il fascismo conquistò il potere. Durante «l´era delle tirannie», la sua crescita intellettuale e morale fu favorita, nella scuola e nell´università, dai «chierici che non avevano tradito»: maestri e compagni la cui memoria avrebbe consegnato a preziose pagine di testimonianza. 
Quando scoppiò la seconda guerra mondiale non aveva ancora trent´anni; ma già da tempo era entrato a far parte attiva della resistenza, contribuendo alla formazione del movimento liberalsocialista poi confluito nel Partito d´Azione. Pur consapevole dei limiti di efficacia di quell´esperienza ribadì sempre, fino agli ultimi scritti, la fedeltà ai valori di giustizia e libertà che avevano ispirato l´azionismo.

Dopo la liberazione, diede impulso al rinnovamento culturale e politico che avrebbe dovuto accompagnare la nascita della nuova Italia repubblicana. Difese con fermezza iprincipi di libertà su cui deve fondarsi la vita democratica di fronte a una sinistra comunista ancora legata al mondo politico e culturale sovietico; ma con eguale vigore contrappose all´egemonia democristiana dominante in Italia per lunghi decenni i valori della cultura laica e socialista.

Alle soglie dei sessant´anni, attraversò il ´68 con molte inquietudini. Durante la susseguente stagione del terrorismo interno, i lunghi e terribili anni di piombo delle brigate rosse e nere e della strategia della tensione, non si fece sopraffare dal timore per la tenuta delle istituzioni democratiche, ma ne trasse nuova energia per sviluppare e perfezionare la sua concezione procedurale della democrazia, centrata sulle regole del gioco. Divenuto nel 1976 editorialista del quotidiano «La Stampa» di Torino, il suo pensiero raggiunse le più vaste cerchie della cittadinanza, e in poco tempo fu riconosciuto, con sua stessa sorpresa, come una coscienza critica dell´Italia civile.

Giunto agli ottant´anni, assistette allo sconvolgimento epocale provocato dal fallimento dell´universo del socialismo reale, che interpretò come il tragico destino di una «utopia capovolta». Richiamò l´attenzione sull´urgenza di affrontare il problema della democrazia internazionale, della difesa dei diritti dell´uomo, della garanzia della pace.

Poco dopo, la corruzione della vita pubblica in Italia, da lui apertamente denunciata e combattuta, portò al crollo del sistema politico che aveva retto per quasi cinquant´anni le sorti della repubblica. Ma la nuova stagione non si annunciava migliore.

Nell´ultimo decennio della sua vita, trovò ancora le forze per opporsi all´avvento di nuove e vecchie destre in cui egli vedeva un chiaro pericolo per la democrazia, e che vedevano in lui la figura eminente ed emblematica di una cultura politica ad esse estranea e nemica. Ma fino alla fine, nonostante il suo realismo politico e il suo pessimismo antropologico e storico, non rinunciò a esplorare le vie verso un «mondo più civile e più umano».



Nel 1984, Norberto Bobbio fu nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini. A un giornalista che nell´occasione gli chiedeva: «Ora come vuol essere chiamato, senatore o professore?», Bobbio rispose semplicemente: «Io sono un professore». L´insegnamento universitario, esercitato per mezzo secolo passando dalla filosofia del diritto alla scienza politica e alla filosofia politica, è stato la vera fucina della sua sterminata produzione scientifica (nella bibliografia elettronica www.erasmo.it/bobbio si contano quasi 5.000 schede).

Innumerevoli sono i campi specifici del sapere che Norberto Bobbio ha coltivato, i temi e i problemi che ha affrontato, le correnti di pensiero che ha influenzato e in molti casi inaugurato. Le sue opere di teoria analitica del diritto e della politica, nutrite dalla costante riflessione sui classici del pensiero occidentale, sono state tradotte nelle lingue più diverse e continuano a essere lette e a incidere sulla  cultura del nostro tempo.
Ma l´impronta del magistero intellettuale e morale di Norberto Bobbio è stata ed è ancor più vasta della sua opera scientifica. Si potrebbe ricostruire la storia politico-culturale italiana (e non solo) del secondo Novecento attraverso i dibattiti che egli ha animato e suscitato su: il rapporto tra politica e cultura, con i comunisti italiani negli anni ´50; la dottrina marxista dello stato, alla metà degli anni ´70; il pluralismo e la “terza via”; l´“anomalia italiana”; la “guerra giusta”, all´inizio degli anni ´90; la destra e la sinistra; la misera fine della prima repubblica e il pessimo inizio della sedicente seconda.

Uomo del dialogo, com´egli stesso amava definirsi, con il rigore e la chiarezza dei suoi interventi è riuscito a coinvolgere nella discussione pubblica dei problemi pubblici non solo una miriade di studiosi di tutto il mondo, ma anche molti cittadini comuni, che gliene sono stati riconoscenti e ne hanno dato estrema testimonianza con la commossa partecipazione al dolore per la sua morte.
L´esperienza delle «Lezioni Norberto Bobbio» a Torino nel 2004 e della settimana dedicata al De senectute nel 2006 mostrano che è sempre vivo per i cittadini dell´Italia civile, anche per quelli delle giovani generazioni che non l´hanno direttamente conosciuto, il richiamo della figura morale e intellettuale di Norberto Bobbio.


Nota biografica

a cura di Pietro Polito

 
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